Ciao Principessa

Ciao Principessa

leila han

Il 2016 è stato un cagnaccio che ci ha morso il sedere in svariate occasioni. In particolare, ci ha regalato una serie di celebri morti che hanno fatto a pezzettini i nostri cuori e ci siamo resi conto che, inevitabilmente, stiamo invecchiando pure noi. La nostra infanzia, ricordo perfetto e intoccabile, disseminato di miti e leggende dall’aura potentissima, dall’innegabile valenza artistica/musicale/sociale, e in certi casi dal curioso gusto estetico, è sempre di più utopia, l’isola che non c’è, le terre elfiche oltre il mare, il Valhalla.

Ieri abbiamo salutato Carrie Fisher, che ha fatto l’attrice e ha fatto anche tanto altro. Stiamo parlando della donna che ha scritto la biografia di Belushi. Che portava il suo obeso bouledogue français Gary sui red carpet di tutto il mondo. Che ha avuto, come tante celebrities, problemi con ladroga e che questi problemi li ha anche risolti. Che è diventata la nostra eroina a 19 anni, la bella, coraggiosa, tosta e saggia Principessa. Sarà giusto oppure no io ricordo un’attrice (autrice e scrittrice) per un unico – e supermegamaxi – ruolo iconico, forse non troppo significativo per lei, ma sicuramente per me.

La Principessa Leia è giovanissima, appena uscita dall’uni, si è fatta il culo quadro per tutta la vita per arrivare fin lì ed è la figlia modello. Aggiungi una sana dose di Kitemmuert’ che riserva al nemico ogni tanto. La fa prigioniera il suo insospettabile padre biologico (talmente insospettabile che manco lui lo sa), che le secca in un colpo solo amici e parenti, ma con astuzia e tanti libri, e vantaggiose conoscenze, la fa franca. Non vuole cedere alla passìon per quello scappato di casa di Han Solo, ma diciamocelo, Han è irresistibile. Nasce una delle storie d’ammore dei nostri cuori, per sempre. L’ammore in guerra, l’ammore incompreso, l’ammore fraterno, il tutto condito con romanticismo in giusta misura che ci fa socchiudere gli occhi e bisbigliare “Oooooooooh…” , ma senza indicare la gola con l’indice in un inequivocabile sintomo di diabete acuto. Perché Leia è una tosta, non ha tempo per le cavolate da quindicenni. Perché alla fine Han era già cotto quando l’ha vista la prima volta con codette e grugno incazzato. Perché alla fine Leia diventa un pezzo grosso, ma è per sempre donna, nella versione un po’ anacronistica degli anni ’80, ma anche in quella attuale di donna emancipata e fregacazzi della famigghia, io faccio carriera!
Non dimentichiamo neanche la breve deriva Leia Slave, che possiamo considerare, se fossi politically correct radical chic (come mi è stato imputato recentemente), una parentesi assolutamente sessista e non necessaria. Ma sapete che vi dico…

che SPACCA!

Ciao Principessa. Ciao Carrie. E soprattutto, grazie.

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