Bill the Butcher

Bill the Butcher

Bill the butcher

Grazie, Netflix, per allietare costantemente le mie giornate. Per coccolarmi, tenermi compagnia. Grazie, perché so che non mi lascerai sola (certo te pago).

Ma grazie soprattutto perché l’altra sera mi hai salvata dalla noia più piatta proponendomi un film che ho visto milioni di volte e che non merito, ma era quello di cui avevo bisogno: Gangs of New York.

2002, regia di Martin Scorsese, storicamente accurato, cast da urlo, violenza & amore in un connubio scabroso e melenso, Gangs of New York è un tipo di film che se hai passato una giornata di merda e vuoi solo metterti a letto con una scatola di biscotti danesi fino a ungere il piumino e arrotolarti dentro come un involtino vietnamita, ecco, ti fa dormire tranquillo.

Perché ti ha consolato. Perché anche tu eri lì dentro a menare e a far volare orecchie a destra e a manca (mentre mordevi il biscottino). Ti faccio vedere io! + pugno alzato + geppa sbriciolata e colesterolo alle stelle.

Purtroppo, non avevo biscotti di alcun tipo in casa. O un amaro abbastanza forte da usare con lo stesso intento consolatorio. Ma mi sono avvolta a involtino, e la visione è stata comunque terapeutica.

Amo tante cose di questo film, a cominciare da Leonardo di Caprio, passando per la colonna sonora, le botte sorde, le vite di tanti personaggi che si incrociano e trovano la propria via; chi ha quello che si merita. Perdono. Vendetta.

Ma più di tutto amo Bill the Butcher. E lo sapete anche voi perché.

 

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