Lettera aperta ai dimenticati

Lettera aperta ai dimenticati

perché ormai ci siamo dimenticati gli uni con gli altri; e allo stesso tempo, scrivendo di noi oggi, lo nego.

Rompo il lungo silenzio per dedicarci uno spazio, in cui ricordarci, e poi continuare a perderci.
Se stai leggendo le mie parole sul sedile della metropolitana attraverso lo schermo di uno smartphone, se sei in ufficio, a casa a studiare, a scuola a dipingere, se sei dall’altra parte del mondo a bere vini pregiati e fare surf, se ti sei appena svegliato e sfogli distratto la home di Facebook; se mi hai cercato, se un link casuale sul supporto bidimensionale ha ripristinato la tua connessione con me, per un minuto, questa lettera è per te. E quando dico te, intendo voi, intendo noi.

É per te che mi sei stato a fianco ogni giorno. È per te, che con me hai condiviso la casa e i segreti. Stoviglie e pasti. Bagni affollati, vacanze incoscienti, noia, rabbia, tristezza e disagi. Fotografie e baci. Tu che hai abitato con me. Tu che mi hai visto crescere. Oppure tu, che vedendomi due volte l’anno, mi baci e mi abbracci stretta.

É per noi che ci siamo giurati amicizia eterna, o forse solo una cortese simpatia, e fin troppo presto abbiamo assistito a qualcosa che inevitabilmente si sgretola.

Io ti dico oggi che non mi sono impegnata abbastanza: non ho pronunciato la parola fine, non ho potato i rami secchi, non ho avuto il coraggio di prendermi le mie responsabilità. E, in certi casi, avrei dovuto farlo, e avresti dovuto farlo tu.

Ti dico anche che sto provando vergogna nel dire che avrei tanto voluto, e vorrei, chiamarti e sentire la tua voce per un pochino. Che vorrei vedere il tuo volto e capire se sei triste o felice. Che mi interessa la piega che sta prendendo la tua vita, le cose che fai, le persone che ora sono come sono stata io per te.

Ti dico che sono cambiata da quando abbiamo smesso di essere ciò che eravamo. I miei vestiti, la mia risata, il mio corpo, i miei interessi, le mie sopracciglia; sono cambiati i miei capelli, sono cambiate le mie letture, è cambiata la mia faccia. Sono cambiate le mie abitudini. E sicuramente sei cambiato anche tu. Forse potrei piacerti ancora. Forse no.

Però, se mi stai leggendo, significa che qualcosa di me in passato ti è appartenuto; e io oggi non sarei così se non ti avessi a mia volta incontrato.

Non voglio chiederti scusa per quello che ho fatto: perché allora dovresti farlo anche tu. Ma siamo entrambi colpevoli, e questa lettera non produrrà nessun messaggio, nessuna chiamata, nessun contatto; e se siamo entrambi colpevoli, possiamo dire che nessuno di noi lo sia?

Io, allora, non ti chiedo scusa. Ma ti dico grazie. Perché io mi ricordo di te. Anche se ho incontrato un sacco di gente.

Non ti penso mai, ma quando lo faccio, mi manchi. *

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* Baronciani e Colapesce, La Distanza, Bao Publishing
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