La La Land

La La Land

 lalalandCity of stars
Are you shining just for me?

Sei seduto sulla poltroncina del cinema quando le luci si spengono e il proiettore si accende.

La La Land inizia e ti attacca letteralmente allo schienale. Ti stordisce. Ti percuote. La musica, le persone belle che danzano, l’armonia, la coreografia, già da subito una azzeccatissima fotografia e boom, ci sei dentro. Ormai ci sei. Goditi il film.

Conosci Sebastian e Mia e capisci subito che entrambi hanno un Sogno. Siamo a Hollywood quindi il sogno, ovviamente, non può essere diventare postino e hostess di volo. Sebastian è un pianista e al jazz ha consacrato la sua vita: vorrebbe aprire un club in cui la sua musica non muoia mai, in cui perpetuare la magia un po’ démodé di Louis, Duke e così via. Ma negli anni 2000 il jazz piace poco e un poco è dimenticato. Il suo locale si chiamerà Chicken on a Stick, onore al pollo, alla birra, al jazz.

Ma chi entrerebbe in un club che si chiama Chicken  on a Stick?

Mia vuole fare l’attrice ma prepara cappuccini in uno Starbucks qualunque degli Studios. Fa vagonate di provini e non uno che vada bene. Non molla. Non cede. Inizia forse a crederci un po’ poco.

Quel piano, quelle mani. Quel vestito, quello sguardo.

I due partono col piede sbagliato, lui fa il cafone antipatico tutto pieno di sé, lei è bellissima, brillante e un po’ stanca della sua vita. Non possono che innamorarsi uno dell’altra. Hanno trovato quel speciale qualcuno che ci sia quando i tuoi sogni si allontanano, o svaniscono. Quando le bollette da pagare ci sono e non puoi più ignorarle. Qualcuno che sia lì accanto a dirti di non mollare anche se non esistono poi così rosee prospettive.

Sebastian accetta un lavoro che non ama, ma che gli permette di mettere da parte qualche soldo. Per aprire Chicken  (che lei vorrebbe si chiamasse Seb’s)Mia molla il lavoro da caffettara e si dedica a un’opera teatrale tutta sua, one woman show. No, non è ancora il massimo, non è il Sogno, ma…

A look in somebody’s eyes
To light up the skies
To open the world and send it reeling
A voice that says, I’ll be here
And you’ll be alright

I don’t care if I know
Just where I will go
‘Cause all that I need is this crazy feeling
A rat-tat-tat on my heart

I Think I want it to stay. 

City of Stars

Il film scorre piacevolissimo, divertente, malinconico, un po’ doloroso. Dei picchi spropositati di bellezza estetica, emotiva, fotografica trattengono la tua attenzione e ti trascinano dentro. Stai ballando con Mia mentre Sebastian suona. Stai dipingendo le scenografie per lo spettacolo So long Boulder City. Sei in tour con Sebastian, vestito come un coglione.

Ma stai anche piangendo perché fare l’attrice è un obiettivo troppo lontano e faticoso e decidi di mollare tutto, perché ti fa male. Sei anche tu disilluso e capisci che la tua è una realtà musicale che non tornerà mai. In realtà, quando i sogni svaniscono, quando il tuo qualcuno non è accanto a te, non c’è niente che vada per il verso giusto. Stare insieme non si può, non si riesce. Se le due cose camminavano di pari passo, ora entrambe hanno preso strade diverse.

Finché.

Finché Mia non si lancia. Un colpo di fortuna? Il destino? Si, sicuramente il destino. é Sebastian che la spinge, che crea l’occasione giusta. C’è ancora uno spiraglio. Il Sogno era chiuso in un cassetto che adesso è stato spalancato.

Cinque anni dopo. Cinque anni dopo le cose sono cambiate. Il Sogno, grande, grosso ed egoista, si è avverato.

E allora chi mi spiega cos’è questa sensazione?
Ma La La Land te la spiega. Te la spiega Eccome.
La La Land ti sta dicendo che a volte quando un treno parte e tu non sei sopra, semplicemente non lo prendi più. Ti sussurra di credere in te stesso, di non abbandonare i tuoi sogni, perché è grazie a loro che sei vivo. Di non perdere la speranza. Ma volte per acchiappare qualcosa devi lasciare qualcos’altro. Ti dice, piano piano,

No. Non puoi avere tutto. 

No, tutto no. Puoi avere altro. Puoi essere felice, puoi esaudire i tuoi desideri. Puoi sentirti finalmente realizzato. Puoi trovare qualcuno da amare, ancora, tanto.
Puoi finalmente capire che quello che è stato ti ha cambiato radicalmente. Che se le cose non fossero andate in quel modo, ora non saresti ciò che sei. Forse sarebbe stato bello ugualmente, vero?

Forse saresti stato felice lo stesso, certo. Ma no, non saresti ciò che sei.

L’amarezza che stai provando incontra il sorriso di Sebastian. Allora forse puoi lasciare Mia e Seb confinati in un angolino in fondo a un armadio. Perché loro hanno capito. Lo hanno accettato. In un posto lontano e dimenticato, ci sono ancora. Perché alla fine, quel sorriso che altro è se non un “grazie“?

Non sono sicura che La La Land mi sia piaciuto fino in fondo. È uno spettacolo danzante e cantante meraviglioso, magico, emozionante che ti scuote le budella e ti fa venire voglia di ballare (anche se ti annoiano quelli dove cantano). Difficilmente dimenticherai quel tip tap sulla collina: Ryan Gosling e Emma Stone sono radiosi e malinconici, umani ed eccezionali, modesti e straordinari.
Noi che la vita la conosciamo in un modo diverso da Sebastian e Mia, noi che abbiamo a volte sogni più modesti, teniamo i nostri amori più vicini. Non vogliamo sussurrare loro nient’altro che I think I want it to stay. 

Forse gli egoisti siamo noi. E non Mia e Sebastian.

Stanotte, a mezzanotte e mezza, sono uscita dal cinema Lumière e mi sono incamminata verso casa. Avevo la pancia sottosopra e i rubinetti aperti. E ho disegnato.

 

 

Ciao Principessa

Ciao Principessa

leila han

Il 2016 è stato un cagnaccio che ci ha morso il sedere in svariate occasioni. In particolare, ci ha regalato una serie di celebri morti che hanno fatto a pezzettini i nostri cuori e ci siamo resi conto che, inevitabilmente, stiamo invecchiando pure noi. La nostra infanzia, ricordo perfetto e intoccabile, disseminato di miti e leggende dall’aura potentissima, dall’innegabile valenza artistica/musicale/sociale, e in certi casi dal curioso gusto estetico, è sempre di più utopia, l’isola che non c’è, le terre elfiche oltre il mare, il Valhalla.

Ieri abbiamo salutato Carrie Fisher, che ha fatto l’attrice e ha fatto anche tanto altro. Stiamo parlando della donna che ha scritto la biografia di Belushi. Che portava il suo obeso bouledogue français Gary sui red carpet di tutto il mondo. Che ha avuto, come tante celebrities, problemi con ladroga e che questi problemi li ha anche risolti. Che è diventata la nostra eroina a 19 anni, la bella, coraggiosa, tosta e saggia Principessa. Sarà giusto oppure no io ricordo un’attrice (autrice e scrittrice) per un unico – e supermegamaxi – ruolo iconico, forse non troppo significativo per lei, ma sicuramente per me.

La Principessa Leia è giovanissima, appena uscita dall’uni, si è fatta il culo quadro per tutta la vita per arrivare fin lì ed è la figlia modello. Aggiungi una sana dose di Kitemmuert’ che riserva al nemico ogni tanto. La fa prigioniera il suo insospettabile padre biologico (talmente insospettabile che manco lui lo sa), che le secca in un colpo solo amici e parenti, ma con astuzia e tanti libri, e vantaggiose conoscenze, la fa franca. Non vuole cedere alla passìon per quello scappato di casa di Han Solo, ma diciamocelo, Han è irresistibile. Nasce una delle storie d’ammore dei nostri cuori, per sempre. L’ammore in guerra, l’ammore incompreso, l’ammore fraterno, il tutto condito con romanticismo in giusta misura che ci fa socchiudere gli occhi e bisbigliare “Oooooooooh…” , ma senza indicare la gola con l’indice in un inequivocabile sintomo di diabete acuto. Perché Leia è una tosta, non ha tempo per le cavolate da quindicenni. Perché alla fine Han era già cotto quando l’ha vista la prima volta con codette e grugno incazzato. Perché alla fine Leia diventa un pezzo grosso, ma è per sempre donna, nella versione un po’ anacronistica degli anni ’80, ma anche in quella attuale di donna emancipata e fregacazzi della famigghia, io faccio carriera!
Non dimentichiamo neanche la breve deriva Leia Slave, che possiamo considerare, se fossi politically correct radical chic (come mi è stato imputato recentemente), una parentesi assolutamente sessista e non necessaria. Ma sapete che vi dico…

che SPACCA!

Ciao Principessa. Ciao Carrie. E soprattutto, grazie.