Certi giorni

Certi giorni

saida

Certi giorni fa schifo tutto. Io. Voi. Le verdure brutte al supermercato. I vestiti brutti nei negozi. I pollini nel naso. La città che puzza. Le persone maleducate.

Certi giorni devi davvero impegnarti. Occuparti e non preoccuparti, come dice una mia saggia amica. Fai qualcosa che ti piace. Mangia un gelato. Vai a correre. Leggi un libro. Vai a un’inaugurazione. Ma anche tutto questo può andare male.

La verità è che, certi giorni, ti prendono proprio per il culo. Ti svegli con la piena consapevolezza di cosa ti aspetta. È lì, in agguato, la senti nel sangue che già bolle, nei capelli che non stanno a posto, nel tic dell’occhio sinistro, la vedi nello smalto sbeccato messo la sera prima e nel caffè che ti si rovescia su tovaglia-pigiama-pavimento-anima, ti sta aspettando, è pronta per te: la giornata di merda.

Accoglila. Non puoi combatterla. Può arrivare da sola come un’acquazzone estivo, e andarsene com’è venuta. A volte culmina, o costella, i periodi di merda (dalla durata più prolungata e quanto più tediosi), attraverso disagi e parole colorite. Può avere tanti perché, più o meno logici, o anche nessuno.

La tua arma è il sospiro. Il tuo obiettivo è metterti a letto stasera.

Passerà. Fai un bel respiro. Passerà. Non te ne accorgerai. Non la svolterai con positività improvvise. Se ne andrà silenziosamente, squallida, misera, codarda.

Il sollievo arriverà dopo, con tutti gli altri giorni, più o meno belli, noiosi, felici, mediocri, emozionanti, malinconici.

Finirà come è iniziata. Come questo post.

Così.

 

Bill the Butcher

Bill the Butcher

Bill the butcher

Grazie, Netflix, per allietare costantemente le mie giornate. Per coccolarmi, tenermi compagnia. Grazie, perché so che non mi lascerai sola (certo te pago).

Ma grazie soprattutto perché l’altra sera mi hai salvata dalla noia più piatta proponendomi un film che ho visto milioni di volte e che non merito, ma era quello di cui avevo bisogno: Gangs of New York.

2002, regia di Martin Scorsese, storicamente accurato, cast da urlo, violenza & amore in un connubio scabroso e melenso, Gangs of New York è un tipo di film che se hai passato una giornata di merda e vuoi solo metterti a letto con una scatola di biscotti danesi fino a ungere il piumino e arrotolarti dentro come un involtino vietnamita, ecco, ti fa dormire tranquillo.

Perché ti ha consolato. Perché anche tu eri lì dentro a menare e a far volare orecchie a destra e a manca (mentre mordevi il biscottino). Ti faccio vedere io! + pugno alzato + geppa sbriciolata e colesterolo alle stelle.

Purtroppo, non avevo biscotti di alcun tipo in casa. O un amaro abbastanza forte da usare con lo stesso intento consolatorio. Ma mi sono avvolta a involtino, e la visione è stata comunque terapeutica.

Amo tante cose di questo film, a cominciare da Leonardo di Caprio, passando per la colonna sonora, le botte sorde, le vite di tanti personaggi che si incrociano e trovano la propria via; chi ha quello che si merita. Perdono. Vendetta.

Ma più di tutto amo Bill the Butcher. E lo sapete anche voi perché.

 

UNDER CHANGEOVER

UNDER CHANGEOVER

Contrasti, fruscii, sussurri, vibrazioni robotiche,rumori glaciali, il piano vellutato e accogliente: UNDER CHANGEOVER, progetto sperimentale neonato (since febbraio 2016), ci mostra una personale connessione di suoni caldi e classici con suoni freddi e sintetici, il tutto in perenne metamorfosi. É un racconto di un ragazzo seduto al pianoforte che compone. E riflette.

Adriano esplora i suoni che già conosce e quelli sconosciuti: li ottiene con gli strumenti musicali, con il sintetizzatore, un drum pad, qualsiasi oggetto possa produrre un suono che lo aiuti nella sua ricerca.

Il primo album omonimo UNDER CHANGEOVER racconta una storia di analisi e sperimentazione, di intimità musicale e scoperta multimediale, destrezza compositiva e improvvisazioni.

Il suo linguaggio è la musica, ma la narrazione supera la sfera sensoriale e solletica la nostra immaginazione: ognuno dei 9 brani è a sua volta una piccola storia, una suggestione che a volte si impone prepotente e a volte mormora delicata.

Ogni traccia nasce da un impulso. Un ricordo, una storia vissuta o un desiderio –  tutte espressioni del corpo, che poi corpo perderanno: saremo noi a ricostruire queste storie con la nostra mente, il nostro immaginario e la nostra creatività. Ma tutto sarà filtrato dall’esperienza e dalle conoscenze – e coscienze – pregresse. E, sicuramente, dalle nostre emozioni.

Fino al 10 febbraio 2017, data di uscita di UNDER CHANGEOVER sul profilo Facebook UNDER CHANGEOVER Facebook page, ogni giorno Adriano pubblica un breve racconto riferito a ciascuno dei suoi brani; ogni giorno un indizio con cui, forse, trovare delle risposte. O forse no.

Potete seguire UNDER CHANGEOVER anche su Instagram e ascoltare in streaming le tracce su SoundCloud e mx3.ch. L’album sarà scaricabile su bandcamp.

Détachement
Day 6.2.17

6 Détachement // the detachement from a really important person, but really when I wrote this song was kind of a state of mind, everything was detached from me, everything was far away from me. So I wondered: what happens if one hand of our body goes away? With this idea in my mind i wrote this song just with one hand, the left one, to create a kind of connection between hand and heart.

adri-copia